Autore: Focus Risparmio
Oltre 100 società, quasi 1.000 professionisti, 30 miliardi di masse nelle mani dei consulenti fully independent. Questi i numeri presentati al FeeOnly Summit 2026 di Verona
I ricavi crescono di un terzo e gli utili di quasi il 70% in 12 mesi. Le cifre arrivano direttamente dal palco del FeeOnly Summit 2026, alla plenaria aperta dal ceo di Consultique e presidente di Nafop Cesare Armellini, con i numeri dell’osservatorio sulle società di consulenza finanziaria: 108 nei dati mostrati sul palco (già oltre 110 in realtà). I professionisti superano quota 900 e, con le domande già presentate all’organismo di vigilanza, si avvicinano a quota 1.000. Per Luca Mainò, cofondatore di Consultique e vicepresidente di AssoScf, il superamento delle 100 realtà è “un segnale di svolta per il sistema finanziario”.

Il dato più significativo rimane però quello dei bilanci, che mostrano un settore in accelerazione. Su un campione di 67 Scf (a fine 2024), i ricavi totali valgono 60,5 milioni di euro (+32,4% sul 2023) e gli utili 17,8 milioni (+68,9%); il fatturato medio per società supera i 900mila euro, contro i 703mila dell’anno prima. Per Armellini il dato ha un significato preciso: “La domanda di consulenza ha superato l’offerta”. Se i nuovi operatori entreranno in fretta il mercato si riequilibrerà, altrimenti gli utili di chi già lavora continueranno a salire. Il campione, peraltro, è in buona parte fatto di start up e la torta è già concentrata: le prime dieci Scf pesano per il 51% del fatturato. Chi fonda una Scf viene per quasi la metà dal mondo dei promotori e del private banking (24%) o dal management (23%); i giovani sono l’11%. Sul territorio prevale il Nord, con il polo più intenso attorno a Milano. Sul fronte delle masse, le stime per il 2025 parlano di circa 30 miliardi di euro in mano ai consulenti fully independent, investiti per il 51% in ETP, per il 28% in obbligazioni, per l’8% in fondi comuni e per il 7% in certificate.

Per Mainò è “solo la prima fase della crescita della consulenza indipendente”. E rivendica una distinzione importante: molti oggi parlano di fee only, ma “nessuno oltre a noi si può fregiare del titolo fully independent”, perché solo i professionisti iscritti all’albo hanno il “requisito di indipendenza soggettiva”. La strada fatta finora la misura poi così, rivolgendosi alla platea di addetti ai lavori: “Fino a sette o otto anni fa, moltissimi non sapevano nemmeno della vostra esistenza”.
Sei leve per la domanda
Secondo Mainò la domanda cresce anche grazie a sei motori. Il primo è la regolamentazione, che da anni spinge verso trasparenza e gestione dei conflitti di interesse: con la Retail Investment Strategy il baricentro si sposta dal costo al valore. “Non sarà più sufficiente dire che questo prodotto costa poco”, spiega, “bisognerà anche dimostrare il valore che il nostro intervento può dare al cliente”. Segue l’informazione: con le fonti a portata di mano, il valore del consulente sta nell’interpretarla e nell’integrarla in un processo decisionale. Poi ci sono i giovani che per Mainò sono “una delle leve più importanti per la crescita della consulenza indipendente” mentre la quarta leva, l’intelligenza artificiale, non sostituisce il consulente ma ne eleva il valore: i modelli linguistici, dice l’esperto, spingono “verso una consulenza libera, una consulenza senza conflitti di interesse”. Gli ultimi due motori sono gli ETF, strumenti efficienti su cui molti gestori attivi stanno convertendo i propri fondi, e la pianificazione, perché le famiglie “devono avere un progetto, degli obiettivi e una strategia per raggiungerli”, continua.

Un nuovo ecosistema
Sul futuro della consulenza (anche indipendente), il messaggio è legato la tecnologia. Giuseppe Romano, direttore Ufficio Studi e Ricerche, ricordando i venticinque anni di percorso, li riassume parlando di “intuizione, metodo e tecnologia”. All’inizio, ricorda, “c’era solo un’idea, un’intuizione. Avevamo una convinzione: portare la consulenza finanziaria indipendente in Italia”. Oggi “c’è un metodo, c’è un ecosistema”, anche grazie alla tecnologia. L’obiettivo non è infatti un software in più né l’intelligenza artificiale per velocizzare il lavoro, ma “una rete, una struttura tra tecnologia, capacità, dati e innovazione”, per dare ai consulenti “un nuovo metodo di lavoro più innovativo rispetto a quello attuale”. L’evoluzione tecnologica, quindi, apre a nuovi strumenti dedicati alla professione. Resta da capire se l’offerta correrà quanto la domanda, e se la crescita arriverà anche oltre la soglia dei grandi patrimoni.
Link all’articolo: Consulenza indipendente, utili a +70%. Armellini (Consultique): “La domanda corre più dell’offerta”

