Armellini (Nafop): In Italia servono tra 5.000 e 10.000 consulenti finanziari autonomi

Autore: Advisor

La domanda di consulenza indipendente corre più velocemente dell’offerta

Il mercato italiano potrebbe avere bisogno, nei prossimi anni, di almeno 5.000-10.000 consulenti finanziari autonomi. È la stima indicata da Cesare Armellini, presidente Nafop, nel corso della tavola rotonda “Consulenza finanziaria tra AI, regulation e nuovi modelli di remunerazione”, organizzata nell’ambito del Fee Only Summit 2026.

“Ci vorrebbero in Italia nei prossimi anni almeno dai 5 ai 10 mila consulenti finanziari autonomi, questo è il numero che servirebbe”, ha affermato Armellini, spiegando che sul mercato è in corso «un’accelerazione» e che la domanda sta diventando sempre più pressante.

Il punto, secondo il presidente di Nafop, è che la crescita finora registrata dal settore non sarebbe sufficiente a intercettare tutto il potenziale della consulenza autonoma. La domanda, ha osservato, avrebbe ormai superato l’offerta e la dinamica dei fatturati degli operatori mostrerebbe quanto rapidamente stia aumentando l’interesse della clientela. Allo stesso tempo restano alcuni ostacoli all’ingresso nella professione, a partire dai vincoli che riguardano il passaggio verso la sezione dei consulenti autonomi di una parte dei professionisti provenienti da altri segmenti dell’albo.

Una crescita che trova un’altra conferma nell’evoluzione delle società di consulenza finanziaria. Mauro Maria Marino (in foto, sullo schermo), presidente di OCF, ha ricordato che le SCF sono ormai circa 110 e hanno raggiunto una presenza estesa a quasi tutto il territorio nazionale. Il modello societario, secondo Carboni, ha probabilmente corso più velocemente delle attese perché permette al professionista di condividere una struttura capace di occuparsi degli aspetti legali, amministrativi, normativi e di compliance, lasciando più spazio all’attività di consulenza vera e propria.

Il prossimo passaggio, tuttavia, non dovrebbe essere semplicemente la nascita di altre società. Carboni ha indicato come prioritaria la crescita dimensionale delle realtà esistenti: molte SCF continuano infatti a essere composte da appena due, tre, cinque o sette consulenti. Da qui la possibilità che la nuova fase del mercato passi anche attraverso aggregazioni, capaci di creare strutture più solide e con maggiori risorse da destinare agli investimenti, alle infrastrutture e all’aggiornamento professionale.

Sul fronte delle regole, Alessandro Paralupi, direttore generale dell’OCF, si è soffermato in particolare sul rapporto tra consulenti autonomi e piattaforme messe a disposizione dagli intermediari. Il loro utilizzo, ha spiegato, può rientrare nel perimetro dell’attività consentita, ma deve preservare l’indipendenza del professionista: non deve quindi esistere un ritorno economico tra consulente e piattaforma e il rapporto deve essere correttamente comunicato. Il consulente può inoltre accompagnare il cliente nella scelta della piattaforma, verificando però che si tratti di un soggetto autorizzato a operare. Il ruolo di Paralupi come direttore generale dell’Organismo è confermato dalla documentazione OCF.

Paralupi ha affrontato anche il tema dei finfluencer, distinguendo l’attività promozionale e informativa dalla raccomandazione personalizzata, che rientra invece nel perimetro delle attività regolamentate. Una frontiera resa sempre più delicata dalla diffusione dei social media, soprattutto quando un contenuto viene percepito dal pubblico come un consiglio rivolto direttamente alla propria situazione finanziaria.

Nel dibattito è entrata inevitabilmente anche l’intelligenza artificiale. Il messaggio emerso è quello di una tecnologia capace di aumentare in modo significativo la produttività, velocizzare la raccolta delle informazioni e l’analisi degli scenari, ma che non può sostituire la responsabilità del professionista. Nell’ambito della consulenza personalizzata, in particolare, l’ultima valutazione deve restare umana e continuano a valere gli obblighi di profilatura e adeguatezza previsti dalla disciplina finanziaria.

A completare il quadro è stato Giuliano Xausa, presidente di Assonova e segretario nazionale FABI, che ha spostato l’attenzione sulle trasformazioni in corso nel sistema bancario. La progressiva riduzione della presenza fisica delle banche, ha sostenuto, lascia scoperti bisogni che il solo digitale non riesce necessariamente a soddisfare, soprattutto sul terreno della relazione personale e della fiducia. «L’app non fornisce la fiducia», ha sintetizzato, indicando proprio negli spazi lasciati liberi dalle filiali una possibile area di sviluppo per la consulenza finanziaria.

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